Gli interventi

Un intervento cardiochirurgico è un atto di notevole complessità, possibile solo grazie alla collaborazione di numerose figure professionali altamente specializzate.

Il giorno precedente all’intervento, e comunque non prima che sia stato attentamente valutato dall’Anestesista, il paziente viene sottoposto alla preparazione all’intervento, che prevede la rasatura del completa di torace, addome, aree inguinali e gambe (in caso di intervento di bypass) e l’applicazione di soluzioni antisettiche sulle medesime aree. Per alcuni pazienti è necessario effettuare un clistere evacuativo. Il paziente viene invitato ad indossare un camice monouso con il quale il giorno seguente andrà in sala operatoria. Di solito, è consentita una cena leggera e, a partire dalla mezzanotte, è necessario il digiuno totale (liquidi e solidi). E’ammessa solo l’assunzione della terapia orale mattutina.

Una volta condotto in sala operatoria, il paziente verrà addormentato e collegato al respiratore automatico. Ha inizio la fase del monitoraggio, che richiede l’introduzione di linee per ‘infusione di farmaci in vie centrali e per il monitoraggio di: pressione arteriosa invasiva, pressioni delle sezioni cardiache di destra(catetere di Swan-Ganz), diuresi oraria, temperatura rettale e nasofaringea, ossimetria cerebrale, attività cerebrale. Interventi complessi possono richiedere l’utilizzo di ulteriori tecniche di monitoraggio.

Terminata la fase di monitoraggio, ha inizio la fase chirurgica vera e propria. L’accesso più comunemente utilizzato per gli interventi è la sternotomia mediana, che prevede un’incisione longitudinale sull’osso sternale, di lunghezza variabile. La chirurgia “mininvasiva” (quando applicabile) fa ricorso alla medesima incisione sternale o a piccole incisioni toraciche laterali.

La gran parte degli interventi cardiochirurgici necessita un cuore fermo ed esangue. Questo è possibile grazie all’impiego della circolazione extracorporea: tramite apposite cannule, il sangue del paziente viene prelevato da una grossa vena ed abbandona il corpo del paziente, bypassando cuore e polmoni ed entrando nella “macchina cuore-polmoni”. Dalla macchina “cuore-polmoni” il sangue viene ossigenato e quindi sospinto a pressione in una grossa arteria del paziente. Contemporaneamente, nel cuore viene iniettata una sostanza in grado di fermare e “proteggere” il cuore per tutto il tempo necessario all’intervento.

Terminato l’intervento, cardiochirurgo, anestesista e perfusionista (tecnico specializzato nella gestione della “macchina cuore-polmoni”) collaborano nella delicata fase di svezzamento dalla circolazione extracorporea: il cuore viene fatto ripartire e i flussi della macchina “cuore-polmone” vengono gradualmente.

Il post operatorio

Il “ritorno alla vita” a seguito di un intervento al cuore può avere una durata variabile da paziente a paziente e prevede una serie di “passaggi” intermedi prima che il paziente possa tornare a casa.

Innanzitutto, tutti gli interventi cardiochirurgici prevedono una degenza di durata variabile in Terapia Intensiva (di solito da 1 a 3 giorni). Nel corso di questa degenza si monitorano e gestiscono attentamente le funzioni cardiaca, respiratoria, renale, cerebrale e il sanguinamento postoperatorio, prendendo in cura il paziente attraverso le delicate fasi del risveglio e dello svezzamento dal respiratore automatico o da altri dispositivi di assistenza delle funzioni vitali.

Terminata questa fase, il paziente è trasferibile presso il Reparto. Obiettivo della degenza in reparto è quello di proseguire gli accertamenti (esami del sangue, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, Rx torace) ed agevolare la mobilizzazione grazie all’ausilio di fisioterapisti dedicati. In questa fase avvengono generalmente a rimozione dei drenaggi toracici, delle vie venose per l’infusione di farmaci e del catetere vescicale. La dimissione  dal reparto avviene di solito in un tempo variabile tra 4 e 10 giorni dall’intervento (variando a seconda del paziente e della procedura eseguita).

Il passo successivo alla degenza in reparto è il trasferimento presso una Clinica Riabilitativa specializzata in Riabilitazione Cardiologica, che può essere interna o esterna all’Ospedale in cui è avvenuto l’intervento. Nel corso di tale degenza (della durata di due settimane circa) vengono proseguiti i controlli strumentali e, soprattutto, viene intensificata l’attività fisica (sempre sotto la guida di personale specializzato) con l’obiettivo di garantire il livello più elevato possibile di autonomia funzionale,  agevolando un pronto ritorno alla vita normale.

A distanza di tre/quattro settimane dall’intervento (nella maggior parte dei casi) il paziente rientra a casa. E’ consigliabile, a breve distanza dal rientro a casa, una visita ambulatoriale postchirurgica per valutare l’evoluzione dei sintomi, la necessità di modifiche della terapia, lo stato delle ferite chirurgiche e la stabilità dell’osso sternale.

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